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WHATAFUCK "All My Faces" (Recensione)

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Full-length, Independent (2026) Quando ho ascoltato per la prima volta “All My Faces” non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo incrociato i due singoli che hanno anticipato il disco, ma poco altro. Poi è arrivato “Never Give Up” e ho capito che non era un album da ascoltare distrattamente: riff, groove e voce entrano subito in testa con un’urgenza quasi fisica. Con “Kiss Of Keratis” il registro cambia. È più pesante, moderno, costruito sul groove. Ed è qui che ho iniziato a capire davvero la direzione dei Whatafuck: un metal che mescola elementi urban, industrial e melodici senza preoccuparsi troppo delle etichette. Ascoltati dentro l’album, i due singoli diventano due facce dello stesso progetto: “Never Give Up” è quella più immediata, “Kiss Of Keratis” quella più scura e muscolare. E il titolo “All My Faces” sembra quasi riassumere proprio questa voglia di cambiare pelle senza perdere identità. A tenere insieme tutto c’è Davide Giorgi, che ha realizzato interamente il disco. Una scelta...

DARKHOLD "Centuries of Purgatory" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Con "Centuries of Purgatory" i Darkhold confermano di avere una buona dimestichezza con il linguaggio del thrash metal, proponendo un lavoro energico, compatto e costruito con evidente cura. La band italiana non sembra però interessata a rivoluzionare il genere, quanto piuttosto a muoversi all'interno di coordinate consolidate, cercando di valorizzarle attraverso una propria interpretazione. Rispetto al passato si avverte una maggiore attenzione alla componente oscura e alle tematiche legate alla natura umana, mentre il songwriting appare più ragionato. Questa crescita è sicuramente positiva, anche se non tutti i brani raggiungono lo stesso livello di efficacia. In alcuni momenti l'album sembra infatti procedere secondo schemi abbastanza prevedibili, lasciando l'impressione che i Darkhold avrebbero potuto spingersi un po' oltre. Il punto di forza rimane senza dubbio la componente strumentale. Le chitarre sono protagoniste, con r...

INFECTION CODE "De Reptilium Arcanis" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Gli Infection Code continuano a dimostrare di essere una delle realtà più solide e prolifiche del metal estremo italiano. "De Reptilium Arcanis" conferma il percorso intrapreso negli ultimi lavori: un death/thrash muscolare, arricchito da inserti industrial, suonato con precisione chirurgica e sostenuto da una produzione potente e nitida. È un disco breve, intenso e senza riempitivi, capace di colpire fin dal primo ascolto grazie a un songwriting compatto e a una notevole cura degli arrangiamenti. Proprio questa compattezza, però, rappresenta anche il principale limite del lavoro. I sei brani scorrono con efficacia, ma lasciano la sensazione che la band giochi spesso sul terreno che ormai conosce alla perfezione, senza prendersi il rischio di spingersi davvero oltre. La violenza sonora è impeccabile, ma a tratti diventa prevedibile: i riff funzionano, la sezione ritmica macina con autorità, eppure manca quel momento capace di sorprendere davver...

Intervista a DICK VAN DER HEIJDE

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Nell'intervista concessa a noi di HardHeavyCore, Dick van der Heijde si concentra sugli aspetti più strettamente musicali e produttivi di Locked-In . Dalla costruzione del sound all'impiego dell'intelligenza artificiale come strumento creativo, fino alle influenze che hanno plasmato la sua visione artistica, il musicista olandese racconta come sia riuscito a trasformare un progetto profondamente personale in un album sorprendentemente ricco e variegato. Un dialogo che mette in luce non solo il ruolo della tecnologia, ma anche la sensibilità e l'esperienza di un autore che continua a guardare al rock progressivo come alla propria casa musicale. 1. Locked-In colpisce per l'elevata qualità della produzione. Quanto tempo hai dedicato alla ricerca del suono definitivo? Anch'io trovo la produzione davvero impressionante e posso dirlo con serenità, perché il 99% del merito è dell'intelligenza artificiale. Naturalmente avrei potuto modificarla e intervenire successi...

AZRATH-11 "Kenòs" (Recensione)

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Full-length, Northern Darkness Records (2026) Gli Azrath-11 tornano dopo oltre dieci anni dall'ultimo album con un disco che non cerca di seguire le mode, ma rimane fedele alla propria idea di metal estremo. "Kenòs" è un lavoro che unisce death e black metal con atmosfere oscure e un forte interesse per la mitologia sumera e l'esoterismo, elementi che accompagnano tutto l'ascolto senza risultare forzati. Fin dalle prime note di "Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm" è chiaro che la band vuole colpire con un suono potente e ricco di atmosfera. I riff sono il vero cuore del disco: alternano momenti veloci ad altri più pesanti e solenni, costruendo un clima cupo che resta costante dall'inizio alla fine. La batteria sostiene ogni brano con precisione, mentre le chitarre si muovono tra passaggi aggressivi e melodie dal sapore antico, dando personalità al disco. Anche la voce svolge bene il suo compito, con un growl profondo che si inserisce perfettamente nelle a...

DICK VAN DER HEIJDE "Locked In" (Recensione)

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Full-length, Eigen Beheer Records  (2026) "Locked In" è un album di rock progressivo moderno che riesce a unire melodie coinvolgenti, arrangiamenti ricchi e un concept capace di accompagnare l'ascoltatore dall'inizio alla fine. Non è il classico disco prog costruito sul virtuosismo: qui contano soprattutto le atmosfere, le emozioni e la capacità di raccontare una storia. Le canzoni alternano momenti delicati ad altri più energici, mescolando rock progressivo, hard rock melodico, AOR e qualche sfumatura metal. Il risultato è un ascolto molto scorrevole, mai pesante, che riesce a mantenere alta l'attenzione grazie a una continua varietà di soluzioni. Le chitarre pulite sono spesso protagoniste, gli assoli sono eleganti senza diventare invadenti, mentre tastiere e arrangiamenti costruiscono un sound moderno ma sempre caldo. Per certi versi il disco ricorda alcune delle produzioni più accessibili di Arjen Lucassen, pur mantenendo una propria personalità. Le melodie ha...

Intervista agli ETHEREAL FLAMES

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Gli Ethereal Flames si raccontano in questa intervista approfondendo le radici del loro concept " Myths And Legends Of Our Land ", un lavoro profondamente legato al territorio marchigiano e alla tradizione popolare italiana. Tra atmosfere sinfoniche, riff di matrice heavy metal e un forte legame con la narrazione storica e folkloristica, la band ci guida dentro il processo creativo che ha dato vita al loro album d’esordio e anticipa alcuni dettagli sui lavori futuri. 1. "Myths And Legends Of Our Land" è un concept fortemente legato alle tradizioni marchigiane: da dove nasce questa idea? Ciao a tutti, "Myths And Legends Of Our Land" nasce da due nostre grandi passioni, la musica Metal e la nostra terra di origine. Per cui, quella di unirle quando abbiamo deciso di avviare il progetto ci è sembrata semplicemente la scelta più logica. 2. Quanto è stato importante valorizzare il patrimonio culturale della vostra terra attraverso il metal? Moltissimo, unire la ...