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XENTRIX “Allied With The Enemy” (Recensione)

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Full-length, Listenable Records  (2026) Ci sono band che, nonostante gli anni passino e le mode musicali cambino continuamente, hanno ancora parecchie cartucce da sparare. Gli Xentrix appartengono sicuramente a questa categoria. I veterani britannici del thrash metal tornano con “Allied With The Enemy”, un nuovo lavoro che dimostra come la vecchia scuola sappia ancora dire la sua, soprattutto quando a imbracciare gli strumenti ci sono musicisti che questo genere lo conoscono davvero. Niente compromessi e nessuna voglia di vivere di nostalgia: qui si viene per suonare duro e lasciare parlare le chitarre! Nati a Preston nel 1984, gli Xentrix sono stati tra i protagonisti della scena thrash britannica degli anni Ottanta, conquistando un posto di rilievo grazie ad album come “Shattered Existence” e “For Whose Advantage?”. Dopo anni caratterizzati da cambi di formazione e interruzioni, il gruppo è tornato progressivamente a farsi sentire, pubblicando “Bury The Pain” e successivamente “S...

Intervista ai DARKHOLD

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Tra l'impatto fisico del live, la ricerca del riff giusto e una concezione della musica che va oltre il semplice ascolto, i Darkhold raccontano la propria identità senza compromessi. Al centro del loro approccio c'è una visione del metal vissuta come esperienza collettiva, fatta di partecipazione, intensità e immedesimazione, ma anche di attenzione alla struttura dei brani e ai temi che li attraversano. Partendo da " Centuries of Purgatory ", il cantante Claudio Facheris ripercorre il processo creativo della band, riflette sul rapporto tra tradizione e nuove generazioni e rivendica con convinzione la scelta di restare nell'underground. Senza rinunciare, però, a nuovi obiettivi e alla voglia di continuare a imparare, anche condividendo il palco con i propri miti. 1. Quanto conta per i Darkhold l'impatto fisico della musica, quello che si percepisce soprattutto dal vivo, rispetto alla sua componente più atmosferica? Conta tantissimo, direi che è lo scopo finale ...

SFREGIO "Non Credo" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Gli Sfregio hanno un talento particolare: prendere un argomento capace di far saltare i nervi a metà del pubblico e trasformarlo in carburante per il proprio thrash’n’roll. Con "Non Credo", sesto capitolo di una carriera iniziata nel 2008, la formazione genovese allarga il raggio d’azione e mette nel mirino il mondo delle credenze, delle autorità morali e delle verità confezionate per essere accettate senza troppe domande. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti, ma sarebbe un errore interpretarlo come una semplice professione di ateismo: il bersaglio è soprattutto chi pretende di stabilire ciò che gli altri devono pensare, venerare o considerare intoccabile. Naturalmente, gli Sfregio affrontano la questione con la delicatezza di un amplificatore lanciato giù dalle scale. La volgarità rimane parte integrante del loro vocabolario, l’irriverenza non viene messa in quarantena e il gusto per la provocazione continua a essere una componente esse...

LEPER DIVINE "Ascension of Plagued Souls" (Recensione)

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Full-length, Broken Bones Promotion & Productions (2026) Con "Ascension of Plagued Souls" Tregor Russo debutta con il progetto Leper Divine, proponendo un disco che mescola death metal melodico, progressive e passaggi più tecnici. L’intento è chiaro: andare oltre le soluzioni più classiche del genere, cercando un suono personale attraverso riff articolati, cambi di ritmo e atmosfere cupe. Un progetto ambizioso, che mostra diversi spunti interessanti, ma anche qualche limite nella scrittura e nella resa complessiva. Le chitarre sono sicuramente uno degli elementi migliori del lavoro. I riff hanno peso e non mancano momenti in cui le melodie riescono a dare maggiore profondità ai brani. Si percepisce la voglia di non ripetere sempre le stesse formule e di inserire soluzioni meno prevedibili. Il problema è che questa ricerca non sempre porta a risultati convincenti: alcuni pezzi cambiano direzione troppo spesso, accumulando idee senza riuscire a legarle in modo naturale. In ...

WHATAFUCK "All My Faces" (Recensione)

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Full-length, Independent (2026) Quando ho ascoltato per la prima volta “All My Faces” non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo incrociato i due singoli che hanno anticipato il disco, ma poco altro. Poi è arrivato “Never Give Up” e ho capito che non era un album da ascoltare distrattamente: riff, groove e voce entrano subito in testa con un’urgenza quasi fisica. Con “Kiss Of Keratis” il registro cambia. È più pesante, moderno, costruito sul groove. Ed è qui che ho iniziato a capire davvero la direzione dei Whatafuck: un metal che mescola elementi urban, industrial e melodici senza preoccuparsi troppo delle etichette. Ascoltati dentro l’album, i due singoli diventano due facce dello stesso progetto: “Never Give Up” è quella più immediata, “Kiss Of Keratis” quella più scura e muscolare. E il titolo “All My Faces” sembra quasi riassumere proprio questa voglia di cambiare pelle senza perdere identità. A tenere insieme tutto c’è Davide Giorgi, che ha realizzato interamente il disco. Una scelta...

DARKHOLD "Centuries of Purgatory" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Con "Centuries of Purgatory" i Darkhold confermano di avere una buona dimestichezza con il linguaggio del thrash metal, proponendo un lavoro energico, compatto e costruito con evidente cura. La band italiana non sembra però interessata a rivoluzionare il genere, quanto piuttosto a muoversi all'interno di coordinate consolidate, cercando di valorizzarle attraverso una propria interpretazione. Rispetto al passato si avverte una maggiore attenzione alla componente oscura e alle tematiche legate alla natura umana, mentre il songwriting appare più ragionato. Questa crescita è sicuramente positiva, anche se non tutti i brani raggiungono lo stesso livello di efficacia. In alcuni momenti l'album sembra infatti procedere secondo schemi abbastanza prevedibili, lasciando l'impressione che i Darkhold avrebbero potuto spingersi un po' oltre. Il punto di forza rimane senza dubbio la componente strumentale. Le chitarre sono protagoniste, con r...

INFECTION CODE "De Reptilium Arcanis" (Recensione)

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Full-length, Nadir Music (2026) Gli Infection Code continuano a dimostrare di essere una delle realtà più solide e prolifiche del metal estremo italiano. "De Reptilium Arcanis" conferma il percorso intrapreso negli ultimi lavori: un death/thrash muscolare, arricchito da inserti industrial, suonato con precisione chirurgica e sostenuto da una produzione potente e nitida. È un disco breve, intenso e senza riempitivi, capace di colpire fin dal primo ascolto grazie a un songwriting compatto e a una notevole cura degli arrangiamenti. Proprio questa compattezza, però, rappresenta anche il principale limite del lavoro. I sei brani scorrono con efficacia, ma lasciano la sensazione che la band giochi spesso sul terreno che ormai conosce alla perfezione, senza prendersi il rischio di spingersi davvero oltre. La violenza sonora è impeccabile, ma a tratti diventa prevedibile: i riff funzionano, la sezione ritmica macina con autorità, eppure manca quel momento capace di sorprendere davver...