THE IMPERFECTIONIST COLLECTIVE "Solitaire" (Recensione)
Full-length, Independent
(2025)
Parlando degli The Imperfectionist Collective e del loro ultimo lavoro, Solitaire, ci troviamo di fronte a un progetto che rifiuta deliberatamente qualsiasi comfort zone stilistica. Non è un disco pensato per sedurre al primo ascolto, né per inseguire formule consolidate: è piuttosto un organismo in movimento, che muta forma traccia dopo traccia e invita l’ascoltatore a un coinvolgimento attivo, quasi meditativo.
L’album si sviluppa come un racconto interiore. Le undici composizioni – per un totale di circa tre quarti d’ora – si muovono lungo coordinate che lambiscono il progressive rock contemporaneo, l’elettronica d’autore e suggestioni cinematografiche, ma senza mai aderire completamente a un genere definito. L’approccio è artigianale e stratificato: ogni brano sembra costruito per accumulo, con livelli sonori che si intrecciano lentamente fino a generare paesaggi densi, talvolta rarefatti, altre volte quasi opprimenti. Fin dall’apertura, l’album chiarisce la propria natura contemplativa. L’inizio è sospeso, prudente, come se la band volesse concedere spazio al silenzio prima ancora che al suono. Le composizioni successive crescono con pazienza, evitando strutture strofa-ritornello troppo evidenti e privilegiando sviluppi graduali, modulazioni inattese e cambi di atmosfera che mantengono viva la tensione narrativa. La malinconia non è mai compiacente, ma funzionale a un discorso più ampio sull’identità, sull’isolamento e sulla trasformazione.
Uno degli elementi più affascinanti del disco è l’uso delle timbriche vintage – Mellotron, sintetizzatori analogici, tastiere dal sapore rétro – integrate in una produzione moderna e ariosa. Questo contrasto crea una dimensione temporale ambigua: passato e presente dialogano costantemente, generando una sensazione di memoria in movimento. Le chitarre, mai invasive, lavorano spesso per sottrazione, mentre le parti vocali privilegiano l’espressività rispetto al virtuosismo, contribuendo a quell’atmosfera teatrale che attraversa l’intero lavoro. Il lato più cupo del progetto emerge nei brani in cui le armonie si fanno più tese e i tappeti di tastiera assumono un ruolo quasi drammaturgico. Qui la musica sembra restringere lo spazio, evocando scenari claustrofobici e un senso di inquietudine controllata. Al contrario, altri episodi introducono ritmiche più marcate e richiami all’elettronica anni ’80, offrendo un equilibrio tra introspezione e dinamismo. Questa alternanza è uno dei punti di forza del disco: la band dimostra di saper gestire arrangiamenti complessi senza disperdere coerenza.
Particolarmente riusciti sono i momenti in cui la scrittura si apre alla collaborazione, ampliando ulteriormente la tavolozza espressiva. Le voci ospiti e le sovrapposizioni strumentali non appaiono come semplici aggiunte decorative, ma come elementi integrati in una visione collettiva. Il risultato è una fusione matura tra progressive, elettronica e sensibilità quasi cinematografica, capace di evocare immagini e stati d’animo con grande precisione. La chiusura, affidata a un brano strumentale dal carattere meditativo, suggella il percorso con misura ed eleganza. È un finale che non cerca l’esplosione, ma la sospensione: una sorta di respiro profondo dopo un viaggio emotivo intenso.
In definitiva, Solitaire è un’opera che premia la dedizione. Richiede tempo, ascolti ripetuti, attenzione ai dettagli. È un disco che non offre risposte immediate, ma pone domande, lasciando spazio all’interpretazione personale. The Imperfectionist Collective conferma così la propria vocazione alla ricerca sonora e alla libertà espressiva, dimostrando che complessità e accessibilità possono convivere quando alla base c’è una visione artistica autentica e condivisa.
Mirco Innocenti
Tracklist:
1. And We’re Off
2. Forgotten
3. Waterfall
4. Blue
5. Solitary Man
6. Conspiracy
7. I Lost the Moon
8. The Safety of Silence
9. Restless Times
10. Reincarnation
11. And Breathe
Line-up:
Leo Koperdraat / vocals, keyboards, mellotron, guitars, bass, programming
Brett Kull / vocals & baritone guitar (10)
Katie Barbato / vocals (10)
Rhys Marsh / acoustic and electric guitars, backing vocals (4)
Links:
Bandcamp

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