DARKHOLD "Centuries of Purgatory" (Recensione)


Full-length, Nadir Music
(2026)

Con "Centuries of Purgatory" i Darkhold confermano di avere una buona dimestichezza con il linguaggio del thrash metal, proponendo un lavoro energico, compatto e costruito con evidente cura. La band italiana non sembra però interessata a rivoluzionare il genere, quanto piuttosto a muoversi all'interno di coordinate consolidate, cercando di valorizzarle attraverso una propria interpretazione. Rispetto al passato si avverte una maggiore attenzione alla componente oscura e alle tematiche legate alla natura umana, mentre il songwriting appare più ragionato. Questa crescita è sicuramente positiva, anche se non tutti i brani raggiungono lo stesso livello di efficacia. In alcuni momenti l'album sembra infatti procedere secondo schemi abbastanza prevedibili, lasciando l'impressione che i Darkhold avrebbero potuto spingersi un po' oltre.

Il punto di forza rimane senza dubbio la componente strumentale. Le chitarre sono protagoniste, con riff aggressivi, passaggi più cadenzati e una buona dose di velocità. La sezione ritmica sostiene il tutto con precisione, senza però risultare particolarmente avventurosa. Anche gli assoli svolgono bene il loro compito, inserendosi naturalmente nella struttura dei pezzi, ma difficilmente diventano elementi davvero memorabili. La voce si adatta bene all'impostazione generale del disco, mantenendo un'attitudine ruvida e aggressiva senza cercare inutili eccessi. È una scelta che funziona, soprattutto nei momenti più tirati, anche se qualche variazione in più avrebbe contribuito a rendere maggiormente riconoscibili alcuni episodi.

Il vero limite di "Centuries of Purgatory" è probabilmente proprio questo: la qualità complessiva è superiore alla capacità del disco di sorprendere. I pezzi sono ben eseguiti e il suono è adeguato al genere, ma dopo diversi ascolti non tutti riescono a lasciare un'impronta precisa. Alcune tracce funzionano immediatamente, mentre altre sembrano appartenere più alla dimensione dell'album nel suo insieme che a quella del singolo brano. Tra gli episodi più convincenti troviamo "The Slithering", capace di mettere subito in evidenza il lato più aggressivo della band, mentre "Ghost Shadows" contribuisce a definire l'atmosfera più cupa del lavoro. Non mancano comunque passaggi in cui la sensazione di déjà-vu prende il sopravvento, soprattutto quando il gruppo si affida troppo ai meccanismi tradizionali del thrash. Nonostante ciò, sarebbe ingeneroso considerare il nuovo lavoro dei Darkhold un passo falso. La band mostra personalità sufficiente per risultare credibile e, soprattutto, dimostra di avere ancora margini di crescita. "Centuries of Purgatory" è un disco che può soddisfare chi cerca thrash metal suonato con convinzione e senza particolari concessioni alle mode del momento.

Quello che manca è forse quel dettaglio in più capace di trasformare un buon disco in un album veramente importante. I Darkhold hanno le capacità tecniche e l'attitudine necessarie, ma nel prossimo capitolo sarebbe interessante vederli rischiare maggiormente sul piano compositivo, cercando soluzioni meno prevedibili e una maggiore identità personale. Nel complesso, quindi, "Centuries of Purgatory" è un lavoro buono ma non imprescindibile: piacevole da ascoltare, ben prodotto e sufficientemente aggressivo, ma con qualche passaggio che avrebbe potuto essere sviluppato con maggiore coraggio.

Recensore: Mirco Innocenti

Tracklist:
1. Ghost Shadows
2. Roots Of Arrogance
3. The Slithering
4. Jangled Nerves
5. Indolence Delight
6. All Mine
7. The Hunger Cave
8. Lost In Lust
9. Fade Haze Away

Line-up:
Giuseppe Celeste – Bass
Jacopo Casadio – Drums
Eros Mozzi – Guitars
Giovanni Casagrande – Guitars
Claudio Facheris – Vocals

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