Intervista ai THE MUGSHOTS


I The Mugshots sono una realtà unica nel panorama heavy: una band che ha costruito nel tempo un’identità solida, riconoscibile e aperta alla contaminazione, soprattutto grazie a collaborazioni di altissimo livello. Tra horror, industrial, metal e suggestioni dark, il loro percorso si distingue per una visione chiara e per la capacità di coinvolgere artisti internazionali senza mai perdere coerenza. In questa intervista ci raccontano proprio il dietro le quinte di queste collaborazioni e il loro approccio creativo. L'ultimo album, intitolato "Gloomy, Eerie And Weird" è stato recensito da noi a questo link.

1. Come scegliete gli artisti con cui collaborare?
Da oltre trent’anni conduco trasmissioni radiofoniche intervistando artisti di calibro internazionale. Quando percepisco un feeling particolare con un artista che ho intervistato, gli chiedo se è interessato ad ascoltare la musica dei Mugshots. Se gli piace, gli propongo di collaborare. Non sempre la risposta è positiva, ma ad oggi posso ritenermi soddisfatto di aver coinvolto veri mostri sacri nei nostri ultimi lavori.

2. Com’è stato lavorare con Andy LaRocque?
Strepitoso: gli ho mandato il pezzo e lui ha registrato un assolo che dimostra quanto sia virtuoso, ma lascia anche spazio alla melodia ed è perfettamente calato nelle atmosfere di “The Nameless”. Conosco Andy da anni e, quando ci vediamo, sono il suo “spacciatore ufficiale” di Fernet Branca.

3. Che tipo di contributo ha portato Sakis Tolis al disco?
Un recitato davvero coinvolgente, a mio avviso. Con quel magnifico accento greco che aggiunge un tocco di esotismo dark che solo gli alfieri dell’hellenic black metal riescono a creare.

4. Com’è nata la collaborazione con Enrico Ruggeri?
Molti anni fa il nostro ex manager, il mio carissimo amico Claudio Oberti (batterista dei Men of Lake), mi invitò a un concerto dei Bankrobber di suo figlio Giacomo, dicendomi che avrebbe partecipato anche Enrico Ruggeri. Ci esibimmo insieme, io ai synth ed Enrico alla voce, come ospiti della band. Poi passammo la serata a chiacchierare per ore di punk, Stranglers e molto altro. Da lì abbiamo iniziato a sentirci e vederci, fino ad arrivare alle collaborazioni vere e proprie. Enrico Ruggeri è un grande amico e fan: non manca di citare i Mugshots quando gli chiedono delle sue band italiane preferite e spesso indossa anche le nostre magliette.

5. Lavorare con Gaye Advert ha aggiunto nuove sfumature: cosa cercavate?
Non mi aspettavo di collaborare con lei sia sul fronte musicale che su quello grafico. Gli Adverts hanno significato moltissimo durante la mia adolescenza e l’idea di coinvolgere Gaye, che avevo già frequentato a Londra, è diventata per me un chiodo fisso. Il suo recitato composto trasmette qualcosa di molto profondo e l’opera d’arte da lei realizzata, pur essendo preesistente, sembra davvero fatta apposta per rappresentare l’immaginario dei Mugshots.

6. Che significato ha per voi la partecipazione di Mario Di Donato?
È stato qualcosa di veramente importante: gli proposi un recitato in latino tratto dal “De Rerum Natura” di Lucrezio e Mario ne fu entusiasta. Invece di recitare decise di cantare e poi mi chiamò per chiedermi se poteva registrare anche delle parti di chitarra solista, perché sentiva che mancava ancora qualcosa al pezzo.

7. Lasciate libertà totale agli ospiti o date indicazioni precise?
Libertà totale, chiedendo però di mantenere il mood del brano.

8. Le collaborazioni influenzano il vostro modo di comporre?
Assolutamente no. Gli ospiti danno il loro contributo a brano finito, arrangiato e registrato. Entrano nel mood dei Mugshots, non il contrario.

9. C’è stato un momento particolarmente memorabile con uno degli ospiti?
Sì, un’esperienza personale molto profonda ed emotiva: la partecipazione di Clive Jones dei Black Widow che, sapendo di avere pochi mesi di vita, decise di registrare per l’ultima volta con i Mugshots. Fu lui a contattarmi per primo e, dopo aver mixato il brano (la cover di “Frozen” di Madonna), sono riuscito ad andare a trovarlo in Inghilterra per farglielo ascoltare. Una settimana dopo ha lasciato questa dimensione.

10. Vi piacerebbe ampliare ancora di più queste collaborazioni in futuro?
Certamente. Credo che oggi i Mugshots siano riconoscibili anche come la band con cui collaborano ospiti internazionali molto diversi tra loro, pur mantenendo una forte coerenza musicale e stilistica. È qualcosa che ci distingue e che contribuisce a rendere la nostra identità immediatamente riconoscibile.


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