Intervista agli ENTROPY
Gli Entropy tornano con “Dark Signs”, un album che segna una fase cruciale nel percorso della band: un lavoro intenso, maturo e profondamente personale, capace di fondere aggressività, tecnica e atmosfera in un equilibrio sempre più definito. Dietro ogni brano si percepisce una ricerca sonora accurata e una forte esigenza espressiva, sia dal punto di vista musicale che lirico. In questa intervista gli Entropy ci raccontano la genesi del disco, il significato del concept, il lavoro svolto in studio e le prospettive future, tra nuova consapevolezza artistica e voglia di portare “Dark Signs” sui palchi dal vivo.
1. “Dark Signs” sembra rappresentare un capitolo molto importante per gli Entropy. In che modo questo album fotografa l’identità attuale della band?
“Dark Signs” è senz'altro un lavoro importante per la storia della band. Senza togliere nulla al nostro passato, perché siamo fieri di ogni cosa che abbiamo fatto, pensiamo che il nuovo album sia il nostro miglior lavoro e che rappresenti appieno quello che siamo oggi. Lo consideriamo un punto d'arrivo, ma anche un nuovo inizio.
2. Ascoltando il disco si percepisce una maggiore cura nei dettagli e negli arrangiamenti. Quanto tempo avete dedicato alla costruzione del sound finale?
Grazie per averlo notato, era proprio quello che volevamo. È proprio per ottenere questo risultato che ci siamo rivolti a Biagio (Valenti - Guitar), conosciuto dalle nostre parti non solo per essere un grande chitarrista, ma anche per la sua vena compositiva e per le sue abilità nell'arrangiamento. Ha completato le composizioni e ha arrangiato e prodotto tutto il disco, mettendoci a dura prova e facendoci dare il meglio di noi. Ora è in pianta stabile nella band ed è fantastico.
3. Il titolo “Dark Signs” richiama immagini oscure e quasi simboliche. Quali emozioni o messaggi volevate trasmettere attraverso questo concept?
Il titolo dell'album fa riferimento alla complessa sfera emotiva e al progressivo sgretolamento della psiche di un individuo, cresciuto in un nucleo familiare disfunzionale e costantemente rincorso dal suo passato. Volevamo raccontare il peso che certi vissuti possono lasciare dentro una persona e il modo in cui continuano a riflettersi nel presente.
4. Nel vostro stile convivono aggressività, tecnica e momenti più atmosferici. Quanto è difficile mantenere questo equilibrio senza perdere immediatezza?
Scrivere in maniera sufficientemente articolata da stimolare continuamente noi stessi e chi ci ascolta e, nello stesso tempo, rimanere musicali, è una cosa che ci viene piuttosto naturale. È la nostra concezione di musica.
5. Durante la fase di composizione preferite seguire un’idea precisa oppure lasciate che i brani prendano forma in maniera spontanea in sala prove?
La nostra composizione è un processo che potremmo identificare in due fasi: nella prima assecondiamo un flusso di idee, in maniera naturale, senza decidere nulla a priori. Il tutto può partire da un riff, da un groove di batteria o da una melodia vocale. Nella seconda c'è un attento lavoro di arrangiamento e di ottimizzazione dell'armonia, della melodia e di tutta la struttura del brano. Quindi, istinto e ragionamento convivono senza mai perdere di vista la melodia, aspetto a cui tutti nella band siamo particolarmente legati.
6. C’è stato un episodio o un momento particolare durante la lavorazione del disco che vi ha fatto capire di essere sulla strada giusta?
È difficile ricordare un solo momento perché lo abbiamo sentito nell'aria fin da subito, ed è stato così per tutta la lavorazione del disco. Tutti avevamo la sensazione che saremmo arrivati a qualcosa di nuovo e di importante.
7. Quale canzone di “Dark Signs” ritenete più vicina all’essenza degli Entropy e perché?
In realtà lo è ognuno dei brani contenuti nell'album, perché ognuno rappresenta un aspetto della nostra musica. Ma se proprio dovessimo sceglierne uno, forse sarebbe “The Four Tempters”, ma solo perché, essendo una mini suite di 10 minuti, li contiene tutti.
8. I testi affrontano tematiche molto personali ma anche aspetti legati alla società contemporanea. Quanto conta per voi il messaggio all’interno della vostra musica?
Per noi è sempre stato importante abbinare l'aspetto musicale a una parte testuale e lirica che esprimesse un concetto per noi importante o che raccontasse una valida storia, e AL (Laghi - Vocals), in questo senso, ha fatto davvero un ottimo lavoro come sempre. Non ci interessa scrivere testi “ornamentali”: vogliamo che abbiano sempre un peso emotivo o umano.
9. Dal punto di vista tecnico e musicale, quali artisti o influenze hanno avuto un impatto maggiore sulla scrittura di questo album?
È difficile dirlo. Tutti nella band siamo da sempre grandi appassionati di Metal in quasi tutte le sue declinazioni, dall'AOR al Thrash, dal Power al Progressive, ecc. Ma, come dicevamo prima, la nostra scrittura è priva di qualsiasi decisione presa a tavolino, quindi le nostre influenze emergono in maniera inconscia.
10. Dopo l’uscita di “Dark Signs”, quale pensate possa essere il prossimo passo per gli Entropy? State già lavorando a nuovo materiale o puntate soprattutto all’attività live?
Al momento puntiamo soprattutto a suonare dal vivo, ma di questi tempi non è sempre facile... Fortunatamente la Rock On Agency, una delle più importanti agenzie italiane, ha creduto in noi e ora siamo nel loro roster: ne siamo orgogliosi. Questo ci permetterà di fare per “Dark Signs” la promozione live che merita.
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