Intervista ai CYRAX


Nel panorama metal contemporaneo, sempre più aperto alla contaminazione e alla ricerca di nuove forme espressive, i Cyrax si ritagliano uno spazio personale e ambizioso con il loro nuovo EP “Aeneis: Libri I–IV”. Un lavoro che affonda le radici nel progressive metal ma che si espande ben oltre i confini del genere, intrecciando elementi epici, teatrali e sperimentali in una narrazione sonora ispirata all’Eneide. L’EP si presenta come un vero e proprio viaggio musicale, dove ogni brano rappresenta un capitolo di un racconto più ampio, costruito attraverso strutture dinamiche, arrangiamenti stratificati e una forte attenzione all’atmosfera. Lontani da ogni approccio puramente virtuosistico, i Cyrax puntano a una scrittura che privilegia profondità emotiva e coerenza narrativa, dando vita a un’opera che si muove tra complessità tecnica e immediatezza espressiva. Per approfondire la genesi di “Aeneis: Libri I–IV”, il processo compositivo e la visione artistica della band, abbiamo parlato con Lorenzo Beltrami, batterista, polistrumentista e songwriter dei Cyrax, che ci ha guidati attraverso i dettagli di questo lavoro ambizioso e stratificato.

1.⁠ ⁠L’EP Aeneis: Libri I–IV mescola metal epico, progressive e sperimentazione. Come siete riusciti a bilanciare tutti questi elementi senza perdere coerenza?
Nel corso della nostra storia abbiamo avuto modo di sperimentare molto. La base di partenza è sempre stato il progressive, che ci ha messi in condizione di osare senza timore di essere etichettati in un genere piuttosto che un altro: tutti questi esperimenti sonori con il tempo sono maturati fino ad arrivare a qualcosa di assolutamente coeso e genuino.

2.⁠ ⁠Alcuni momenti dell’EP, come “Liber I” e “Liber III”, sono molto teatrali e creativi. Come avete lavorato per costruire questi passaggi più complessi? 
Quando componiamo una canzone partiamo sempre da un'immagine, in questo caso episodi specifici dell'Eneide, intorno alla quale costruiamo tutta la musica. Diciamo che non ci piace fossilizzarci troppo su una singola idea musicale, quindi il brano evolve piuttosto velocemente in diversi momenti, a cui poi cerchiamo di dare un senso e una struttura il più possibile familiare all'ascoltatore.

3.⁠ ⁠Altri brani, come “Liber II”, risultano più brevi e diretti. È stata una scelta consapevole per creare varietà o qualcosa di spontaneo? 
Direi una scelta spontanea: come dicevo prima, quando lo abbiamo composto abbiamo seguito un processo molto spontaneo e naturale e quando abbiamo ritenuto che la struttura fosse soddisfacente, ci siamo fermati e siamo tornati indietro per sistemare tutti i dettagli.
4.⁠ ⁠Le tastiere hanno un ruolo molto importante nell’EP, contribuendo a creare atmosfera e tensione. Qual è stato il vostro approccio nel mixare tastiere e chitarre? 
Beh diciamo che nel rock storicamente le tastiere hanno proprio questo compito: aggiungere tridimensionalità ad una canzone, e così abbiamo lavorato. Per quanto riguarda il mix contrariamente a quanto si potrebbe pensare abbiamo avuto le mani piuttosto legate: con tutte le tracce e strumenti che inseriamo nelle nostre canzoni, diventa cruciale dedicare uno spazio preciso ad ognuno degli elementi, per cui le chitarre sono ben presenti ai lati del mix e concentrate sulle medie, mentre le tastiere sono più ariose e rimangono indietro per dare più atmosfera.


5.⁠ ⁠L’EP ha un forte senso di viaggio musicale, quasi come se raccontasse una storia. Quanto è importante per voi l’aspetto narrativo nella composizione? 
Direi che è l'aspetto fondante di ogni nostro lavoro. Se non ci sono storie da raccontare non c'è musica da suonare per noi: partiamo sempre da un racconto, un libro, un'opera, un film che ci colpisce e poi cerchiamo di metterlo in musica alla nostra maniera.

6.⁠ ⁠La parte finale, “Liber IV – Mene Fugis”, chiude l’EP in modo elegante ma con momenti meno sorprendenti rispetto agli altri brani. Come avete pensato la chiusura del lavoro? 
"Mene Fugis" racconta della follia di Didone che, rifiutata da Enea, si strugge di dolore e impazzisce, prima maledicendo l'eroe e poi togliendosi la vita. Non ci sembrava il caso di fare cose troppo complicate ma bensì abbiamo cercato di trasmettere qualcosa di umano, crudo e imperfetto.
7.⁠ ⁠Il lato progressive e sperimentale è evidente in molti passaggi. Quanto spazio date all’improvvisazione durante la scrittura e in studio? 
In questo lavoro di momenti solistici ce ne sono veramente pochi, a parte qualche piccolo inserto. Diciamo che col tempo ci stiamo distaccando da tutto quell'aspetto virtuosistico a volte un pò fine a se stesso per concentrarci sulla profondità del brano. Ciò non toglie che ci sia comunque modo di dare sfoggio alle proprie personalità musicali. Le canzoni vengono composte e arrangiate fin nel più piccolo dettaglio, ma quando si tratta di registrare in studio lasciamo spazio al musicista di contribuire in tempo reale magari variando qualche parte in base ai suoi gusti.

8.⁠ ⁠In che modo l’EP riflette la vostra identità come band rispetto ad altri progetti o influenze esterne? 
I Cyrax sono un'esperienza artistica cangiante, quindi ogni nostro lavoro rappresenta qualcosa che poteva succedere solo in quel preciso momento. L'Ep suona in questo modo sia per scelte nostre quali la necessità di raccontare un'unica grande storia spalmata su vari brani, ma va anche considerato quello che stiamo ascoltando in questo periodo o quello che ci incuriosisce come artisti, e giocoforza tutti questi elementi contribuiscono al risultato finale.

9.⁠ ⁠La produzione è chiara e valorizza ogni strumento. Quanto avete curato i dettagli sonori e quanto avete lasciato libertà al produttore? 
Sicuramente la cosa che ci ha aiutato a ottenere questo risultato è stata la scelta di produrci e mixarci da soli. In passato abbiamo sempre fatto affidamento a ingegneri del suono principalmente perchè ci mancavano le esperienze. Dopo più di dieci anni direi che abbiamo raggiunto un punto in cui sappiamo bene cosa cerchiamo e come vogliamo ottenerlo, oltre al fatto che lavorare in autonomia ci consente di non avere nessun tipo di pressione e di concentrarci su tutti i dettagli per consegnare un prodotto che rispecchia la nostra visione.

10.⁠ ⁠Guardando all’EP nel suo insieme, quale pensate sia il momento in cui i Cyrax danno il massimo del loro estro e della loro creatività? 
Direi che ognuno dei brani dell'EP è a suo modo creativo, ma forse quello che ci rende più orgogliosi è "Liber II - Infandum Regina", perchè in pochi minuti siamo riusciti a creare un grande racconto sia con le parole che con la musica e le atmosfere.


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