Intervista agli AETHERNA
Gli Aetherna tornano con “Evathor”, un lavoro che segna un’evoluzione importante nel percorso della band e ne ridefinisce in parte l’identità sonora ed emotiva. L’ingresso di Tamara Secci alla voce contribuisce in modo decisivo a questa trasformazione, portando nuova intensità e una maggiore coerenza espressiva all’interno di un concept che ruota attorno al dualismo tra luce e oscurità e alla complessità dell’interiorità umana. "Evathor" si sviluppa come un disco fortemente narrativo, in cui ogni brano diventa parte di un viaggio fatto di conflitti, riflessioni e contrasti emotivi. La band intreccia heavy metal, alternative e suggestioni progressive con naturalezza, dando vita a un suono moderno ma profondamente umano, costruito sull’equilibrio tra impatto e introspezione. In questa intervista, gli Aetherna ci guidano all’interno del processo creativo dietro il disco, tra scelte artistiche, visione concettuale e l’evoluzione del loro sound.
1. Evathor segna un nuovo capitolo per voi anche grazie alla line-up rinnovata con Tamara Secci: quanto ha influenzato la sua voce nella direzione del disco?
Enzo Zappatore (lead guitar): indubbiamente c’è stato un grosso cambiamento nella carica emotiva del nostro mood ed occorreva una voce che potesse esprimere tutto nel modo più esplicito possibile. Tamara è stata la parte assolutamente complementare in questo, creando, con la sua voce, lo scheletro giusto di tutta la nostra armonia.
Joey (drummer): gli Aetherna hanno sempre un po’ sofferto la mancanza del tassello giusto lato vocalist. Non a caso abbiamo cambiato diverse cantanti. Era come se, al di là della bravura, le parti non combaciassero mai fino in fondo. Con Tamara finalmente il puzzle è stato completato e la band ha potuto esprimere il suo massimo potenziale, o quantomeno ha iniziato a farlo.
2. Il concept ruota attorno al conflitto tra luce e oscurità e alla lotta interiore: quanto è personale questo tema per voi?
Enzo Zappatore (lead guitar): non abbiamo e non avremo mai la “pretesa” di essere gli unici esseri “quasi” umani che vengono travolti da contrasti interiori. Raccontiamo semplicemente quello che accade a noi, con la certezza che in tanti, lì fuori, si ritrovino nei nostri temi. Tutto gira intorno a un concetto facile da descrivere ma non banale da realizzare, ossia l’accettazione che siamo un mix perfetto di problematiche e soluzioni insieme, con la doverosa preliminare accettazione da parte nostra di essere luce e ombra allo stesso tempo.
Joey (drummer): questo tema è personale tanto quanto lo è per chiunque altro sia o sia stato in questo mondo. Siamo abituati a considerare luce e ombra in contrapposizione tra loro. L’eterna lotta tra bene e male. Noi la vediamo diversamente, un po’ più vicini alla filosofia orientale: crediamo che entrambe le parti siano necessarie. Tutti hanno luci ed ombre in sé. Il punto focale dell’esistenza di ognuno di noi è accettare questo semplice ma fondamentale dogma. Ed è così che nasce un album come Evathor, che trasforma in musica quello che ognuno di noi vede allo specchio quando si sveglia ogni mattina.
3. Brani come Faceless God affrontano il rapporto tra fede e manipolazione: quanto è importante per voi inserire contenuti così espliciti nei testi?
Joey (drummer): Faceless God con le sue metafore e le sue allegorie denuncia il male. Niente di più. Al contrario di quel che si vuole pensare, parte da un nostro profondo rispetto per le vere religioni, che hanno come filo conduttore la pace, l’amore e l’accettazione del prossimo. Ma quando si assiste alla loro strumentalizzazione ed utilizzo per scopi di dominazione di massa, allora di quei sentimenti rimane solo la parola “religione” e null’altro. Faceless God è una denuncia nei confronti di quegli uomini che senza alcuno scrupolo si sono serviti di un sentimento profondo ed importante per seminare e professare il male. Se consideriamo questo esplicito, allora sì, per noi è essenziale esplicitare questo genere di crudeltà.
Enzo Zappatore (lead guitar): per noi ciò che è importante è condividere un pensiero che riempie tanti frangenti di vita e che ci condiziona in molte delle nostre scelte, comprese quelle artistiche. Faceless non è un “atto blasfemo”, ma una denuncia di come concetti molto più grandi di noi vengano strumentalizzati da chi non potrebbe né dovrebbe averne diritto. Per cui l’etichetta di “contenuto esplicito” dovrebbe essere un po’ rivalutata.
4. Nemesis è stato scelto come singolo principale: rappresenta davvero il cuore del disco o è solo una delle sue facce?
Tamara Secci (vocalist): Nemesis è uno dei tanti racconti del nostro album. Tempo fa lo abbiamo descritto come un libro, fatto di capitoli, e questo brano è uno di quei frammenti di vita che lo compongono. Per quanto riguarda la scelta come singolo principale, è legata soprattutto alla sua sonorità: è il pezzo più dirompente e tagliente del disco.
Enzo Zappatore (lead guitar): è sicuramente una delle facce dell’album, simboleggiando in modo particolarmente esplicito il concetto di baratro/rinascita. I nostri brani tendono ad assottigliare il confine tra realtà terrena e alone esoterico, al fine di testimoniare quanto spazino le nostre capacità di trasformare la realtà che ci circonda.
5. Nella tracklist si alternano pezzi più diretti e altri più atmosferici come Endless Waltz: come avete lavorato su queste dinamiche?
Enzo Zappatore (lead guitar): la chiave di tutto è ciò da cui nascono le ispirazioni per i brani. Spesso basta una singola immagine, un singolo odore o anche una sequenza di sensazioni rocambolesche per avere davanti a noi una vera e propria scenografia del brano. Viene da sé che ciò che ne consegue sono brani che possono toccare frequenze di ogni tipo. Parliamo di un vero e proprio specchio delle nostre vite.
6. Inside (The Demon’s Flight) e Screaming Silence mostrano un lato più introspettivo: quanto spazio avete voluto dare alla componente emotiva rispetto all’impatto?
Tamara Secci (vocalist): la componente emotiva è sempre stata centrale quanto l’impatto. Non abbiamo mai visto le due cose come separate, l’energia nasce proprio da quello che proviamo.
Enzo Zappatore (lead guitar): sono due fasi che a volte risultano complementari in modo naturale e a volte no. Se il tema ha in sé una componente emotiva molto marcata, succede quasi sempre che l’impatto sia quello che ci aspettiamo senza particolari aggiustamenti. A volte invece, per enfatizzare l’alone emotivo di un brano, lo abbiamo confezionato anche in fase di produzione nel modo più idoneo. Sono entrambi fattori importanti, perché non è scontato che quello che sentiamo e trasmettiamo noi sia immediatamente comprensibile dagli altri.
Joey (drummer): direi che un po’ tutto l’album ha dell’introspettivo. Per alcuni brani questo fattore è più facile da cogliere, per altri forse un po’ meno. Ma quando si tirano fuori le proprie sensazioni inevitabilmente si tira fuori anche una componente emotiva importante. L’impatto è semplicemente una conseguenza della sensazione descritta in quel momento.
7. Avete unito heavy metal, alternative e progressive: è stata una scelta consapevole o un’evoluzione naturale del vostro sound?
Tamara Secci (vocalist): è stata un’evoluzione naturale. Non abbiamo mai inseguito un genere preciso: il suono è venuto fuori da sé, come una conseguenza di ciò che siamo. È il riflesso delle nostre identità.
Enzo Zappatore (lead guitar): di base c’è un’evoluzione naturale dovuta principalmente alle propensioni artistiche di ciascuno di noi. Non amiamo essere etichettati. Noi suoniamo heavy metal e cerchiamo di proporre musica sincera e di qualità. Questo ci basta.
8. La produzione risulta moderna ma non fredda: quanto è stato importante trovare questo equilibrio?
Tamara Secci (vocalist): l’equilibrio era la chiave: moderno sì, ma sempre vivo e umano.
Enzo Zappatore (lead guitar): è vitale perché l’eco di un brano non dipende solo dalle nostre abilità tecniche ma anche dalla visione di chi ci supporta dal punto di vista produttivo. Il concetto di “trend” è valido anche nel metal. Trovare compromessi diventa fondamentale per comunicare al meglio il contenuto.
Joey (drummer): trovare questo equilibrio è stato importantissimo ma allo stesso tempo difficilissimo. Siamo fortunati ad aver lavorato con Andrea Madeccia di Mad House: il suo contributo è stato essenziale per ottenere questo risultato.
9. Sounds From Nowhere (2025) chiude il disco ricollegandosi al passato: è una chiusura simbolica del cerchio?
Tamara Secci (vocalist): per me è stata un’apertura. Era una delle canzoni che mi inviarono per la prova e mi colpì subito. L’ho sentita mia fin dal primo ascolto. È proprio da Sounds From Nowhere che gli Aetherna sono ripartiti.
Enzo Zappatore (lead guitar): lo abbiamo riproposto in una veste nuova per rappresentare il cambiamento. Non chiude un cerchio, ma mostra quanto sia importante evolvere continuamente.
Joey (drummer): è il punto di congiunzione della nostra crescita. Come rivedere da adulti una foto di quando eri piccolo: siamo noi, diversi, ma sempre noi.
10. Dopo un album così completo e concettuale, pensate di proseguire su questa strada narrativa o cambiare approccio?
Enzo Zappatore (lead guitar): non pensiamo di stravolgere il nostro approccio, ma siamo aperti a ogni cambiamento dettato dall’istinto e dal percorso della band.
Joey (drummer): stiamo già lavorando a nuovo materiale. Vogliamo sperimentare, ma senza snaturare la nostra identità. Vedremo dove ci porterà tutto questo.
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